Aggiornamenti Recenti Pagina 2 Attiva/disattiva nidificazione dei commenti | Scorciatoie da tastiera

  • La Viandante 12:58 il 28 March 2017 Permalink | Rispondi  

    Cose FICHISSIME che si possono fare in ❀Primavera❀ 

    Questa mattina è una bellissima giornata di primavera, cosa che non mi sarei mai aspettata visto che stanotte c’è stato il diluvio universale. E’ una di quelle giornate che ti portano il buon umore e che ti fanno alzare dal letto con la voglia di fare mille cose; perciò, dopo aver fatto una bella colazione con un buon cornetto e mezza tazza di latte macchiato, accendo il computer e prendo la mia bellissima agenda Mr. Wonderful con l’intento di organizzare i miei impegni e creare dei programmi in vista delle belle giornate.

    Tra le varie pagine che scorrevo, quelle di Aprile, ormai alle porte, mi hanno dato un buongiorno speciale e degli ottimi consigli da seguire e sui quali ho deciso di estendere un articolo per condividerli con voi e goderci, tutti insieme, la primavera.

    wp-1490690269393.jpeg

    La mia bellissima Mr.Wonderful

    ❀ ✿ ❁ ✽ ❁ ✿ ❀

    In effetti, questa meravigliosa stagione che ci allunga le giornate, ci offre la possibilità di arricchire i nostri momenti liberi facendo delle cose veramente semplici ma davvero fighissime come, ad esempio, andare in bicicletta e fare delle rilassanti passeggiate in città, sul lungomare o in campagna oppure, se siete sportivi, approfittare del clima mite per svolgere attività di ciclismo o mountain biking.

    Un altro consiglio che mi da la mia agenda è: Approfittare del fatto che le giornate si allungano per tornare a casa a piedi. Magari questa è una cosa che non proprio tutti possono fare, probabilmente per questioni logistiche, ma una bella passeggiata in un parco non ce la toglie nessuno.

    L’aperitivo della domenica in qualche bella terrazza è sicuramente la scelta ideale per chi fa una vita più mondana ma è anche un’occasione per trascorrere del tempo con i propri amici e fare qualcosa di diverso dalla colazione o dal caffè.

    Una buona iniziativa è quella di andare a comprare frutta di stagione al mercato. Con una fava prendiamo due piccioni: facciamo qualcosa per la nostra salute e dedichiamo un paio d’ore a curiosare tra le bancarelle.

    Fare un picnic in campagna o nel parco della città, non solo è un’interessante iniziativa ma è anche un modo per passare del tempo di qualità con la propria famiglia o vivere un po’ di sano romanticismo con la propria metà o la persona che ci piace; perché un picnic potrebbe essere anche un valido ed indimenticabile primo appuntamento.

    La cosa che preferisco, in effetti uno dei miei programmi di questa mattina, è organizzare una gita fuori porta nel week end. Finalmente il clima lo permette e che si tratti di una mostra, di una visita al museo o monumento storico, di una giornata in agriturismo, di una gita in una riserva naturale o di un paio di giorni fuori città, non c’è nessuna scusa che tenga. Perciò: itinerario in mano, zaino in spalla e macchina fotografica!

    Per i più perseveranti e appassionati c’è un’attività veramente bellissima e cioè: allestire un piccolo giardino in città o, perché no, un pratico orto in terrazza. Io l’ho fatto, non ho ancora terminato e non potete capire quanto sia rilassante e soddisfacente. Un “passatempo” che consiglio a chiunque.

    Ma la primavera porta con sé anche delle attività meno piacevoli ma obbligatorie per ciascuno di noi che però, se guardate per il verso giusto, diventano piacevoli ed interessanti: le pulizie di primavera, stancanti ma indispensabili. Il lato positivo? Una casa che rispecchia e respira la primavera: profumo dei fiori di campo sistemati qua e là, colori più vivaci e allegri su divani, tende e chi più ne ha, più ne metta: buon umore dalla mattina alla sera garantito! E poi fare il cambio dell’armadio e scoprire abiti che nemmeno ricordavi di avere… molto più economico che andare a fare shopping! (Anche se un po’ di shopping non si nega a nessuno..!)

    Infine, ultimo – ma non ultimo – consiglio della mia Mr. Wonderful è: essere di buon umore perché finalmente è arrivata la bella stagione. 

    Annunci
     
  • La Viandante 21:51 il 27 March 2017 Permalink | Rispondi  

    Dipendenza da internet: non sprecare il tuo tempo 

    Sei sempre con lo smartphone in mano e il tuo pollice non sta mai fermo? Sei costantemente impegnato a scrivere messaggi di risposta su Whatsapp? Ti ritrovi continuamente a controllare le notifiche di Facebook o a scorrere la home per restare aggiornato sui tuoi contatti, a salvare mille ricette che non farai mai o a farti due risate mentre guardi dei video virali senza senso? Passi le ore così e non te ne rendi conto?

    Non so tu, ma questo è quello che facevo io fino a qualche tempo fa, fino a quando ho deciso di dire basta.

    Sono sempre stata abituata a sfruttare il mio tempo libero in maniera positiva e propositiva, per esempio facendo una passeggiata a piedi o in bicicletta (amo andare in bici), oppure andando a visitare un monumento o a vedere una mostra, andando a correre o, semplicemente, a prendere il sole in un parco.

    Un giorno, però, probabilmente complice il fatto di essermi trasferita e la mancanza dei miei affetti più cari, diventai, senza accorgermene, un’accanita fan di Facebook.

    Questo uso smodato del social in questione non mi faceva bene, anzi! Ero lì ad “autobombardarmi” di video ricette che non ho mai realizzato, di video idioti che se oggi ci penso “stendiamo un velo pietoso”, di post di gente felice all’ennesima potenza che si scattava selfie pazzeschi come se non ci fosse un domani, oppure a leggere stati di persone arrabbiate con il mondo intero. Aiuto! Whatsapp, poi, era sempre aperto perché ero sempre lì a rispondere a qualcuno visto che “se non rispondo, pare male”.

    Negli ultimi periodi, poi,  soffrivo di cervicale, avevo sempre mal di testa e il poco tempo libero che avevo a disposizione passava come fossero passati appena cinque minuti: iniziai a preoccuparmi. Capii che avevo perso il senso del tempo e che quello che avevo per me lo sfruttavo male, anzi, malissimo. Io, che non potevo stare un’ora senza far niente; io, che “siete tutti fissati con questo Facebook!”, lo stesso che avevo installato e cancellato almeno tre volte perché era una inutile perdita di tempo; io, che “state calmi con questi messaggi su Whatsapp!” o che mi cancellavo dai gruppi perché “mi impallano il telefono.” e mi sorbivo anche le ramanzine per queste mie scelte da “asociale”asociale.

    Asociale perché mi godevo il mio tempo e piuttosto che stare a socializzare online, lo facevo di persona; fuori moda perché al bar il telefono restava in borsa e non a suonare (compulsivamente) vicino al caffè; scioccante perché “ma che cavolo è sto tag?!” era la mia domanda da un milione di dollari.

    Quando ho realizzato cosa stesse succedendo, è scattato in me un meccanismo di autodifesa che mi ha aperto gli occhi e mi ha fatto dire addio alle cattive abitudini che avevo preso.

    Non so se lo sapete ma la dipendenza da internet esiste davvero e in psichiatria è meglio conosciuta come Internet addiction disorder (IAD). A quanto pare è una cosa seria, un argomento dal quale mi tengo alla larga perché non lo conosco, non sono una psicologa e non ho le competenze per parlarne.

    Credo che la dipendenza da internet sia una patologia brutta davvero e non oso immaginare cosa prova chi ne soffre. Quel poco tempo che mi ero attaccata a Facebook è stato abbastanza per farmi venire letteralmente il disgusto e riprendere pieno possesso della mia vita.

    Non ci rendiamo conto di quanto questo strano modo di fare social ci prende fino a quando non guardiamo l’orologio o non facciamo bruciare la cena nel forno, fino a quando il film che volevamo tanto vedere quella sera in tv ce lo perdiamo per stare appresso ai vari tag, messaggi, post e foto ridicole di chi sta indubbiamente peggio di noi ed è, probabilmente, arrivato davvero al “punto di non ritorno”.

    Vi state chiedendo se ho ancora Facebook o se ho fatto qualche “esperimento” in stile crescita personale? La risposta è: Si, Facebook ancora ce l’ho ma lo uso di rado e no, non ho fatto nessun esperimento. Semplicemente ho pensato che stavo buttando il mio preziosissimo tempo nel gabinetto (per non essere volgare) e che non volevo diventare una di quelle persone che non vive senza il cellulare, senza un social network o senza una risposta difronte alle spunte blu.

    La verità è che il World Wide Web è un mondo meraviglioso se sfruttato con intelligenza. Nessuno ci impone di stare attaccati ai social o buttati su Youtube a vedere video assolutamente inutili. E’ una nostra responsabilità decidere come sfruttare internet: possiamo studiare, essere creativi, imparare, lavorare. Tutto dipende dalle scelte che facciamo, le nostre scelte. La vita è meravigliosa, non buttarla via!

     
  • La Viandante 10:45 il 26 March 2017 Permalink | Rispondi  

    …è successo davvero? – Travel Tag Challenge! 

    Immersa nel reader di WordPress, vengo catturata da un buffo e curioso articolo del blog A Tourist Abroad che per festeggiare i suoi primi 100 seguaci ha inventato e lanciato un social game che ho trovato veramente carino e divertente, così ho voluto farlo anche io.

    Si tratta di raccontare tre aneddoti personali di viaggio, uno dei quali deve però essere inventato e il lettore dovrà indovinare quale sia quello falso. E se state pensando che questa sia una trovata pubblicitaria per il blog citato sopra, siete sulla strada sbagliata visto che non ho mai scambiato una sola parola con chi lo gestisce (a parte un mio commento al quale non ho avuto replica). E dato che non sono una di quelle che “se non segui il mio blog, io non seguo il tuo” oppure “se non mi lasci un commento, io non te ne lascio uno” e così via, perché credo fermamente nella sana competizione mentre trovo superati i comportamenti da quindicenne in piena crisi esistenziale e perché, da quello che ho potuto vedere, A Tourist Abroad è un blog che lavora con passione e a me questa qualità piace, ho voluto stare al loro gioco (anche se non mi ci ha taggata nessuno). E allora, andiamo!


    Occhio all’Etna!

    La mia sosta in Sicilia era terminata, dovevo tornare a lavoro nella città dove vivevo allora e mi trovavo in aeroporto, a Catania, in attesa di prendere l’aereo.

    Dopo una fila interminabile al check in e, di seguito, all’imbarco, finalmente ci fanno salire in aereo. I flight attendants ci accolgono sorridenti come sempre e noi passeggeri ci accomodiamo ciascuno al proprio posto; ma succede qualcosa di strano: stava passando troppo tempo e ancora non eravamo partiti. Alcuni si domandavano cosa stesse succedendo, altri guardavano continuamente l’orologio quando improvvisamente uscì il comandante, un uomo grande e grosso con barbetta e capelli riccioluti rossi che teneva tra le mani il suo cappellino. Con aria imbarazzata ci disse “Signori, ci dispiace molto ma il volo è stato soppresso a causa dell’Etna che sta eruttando.” Lo sconforto generale di noi passeggeri, che vedevamo altri velivoli partire tranquillamente, si fece sentire tanto che provammo a convincere in tutti i modi il pilota a partire perché sapevamo che l’eruzione in corso non era seria come quella dei giorni precedenti ma niente: “Signori, purtroppo abbiamo avuto queste indicazioni. Può essere pericoloso.” Nessuno poteva fermarci, volevamo tornare a casa! Perciò il comandante comunicò ulteriormente con la torre di controllo (immagino) in attesa di un cambio di programma per accontentarci. Finalmente arrivò l’ok per partire ma proprio in quel momento si alzò un passeggero: il caso volle che tra di noi viaggiatori ci fosse anche un prete che disse: “Signori, sono un prete. Visto che dobbiamo affrontare un viaggio importante e viste le condizioni di volo che ci aspettano, permettetemi di pregare affinché il nostro sia un viaggio sereno.”“Va bene, Padre!”“Fedeli, unitevi a me in preghiera.” Al termine della preghiera, apprezzata da alcuni e disprezzata da altri – presumibilmente superstiziosi -, tra gli sguardi perplessi del personale di volo e i nostri applausi/grida di entusiasmo di incoraggiamento al pilota, partimmo divertiti, felici e contenti e assistemmo ad una delle più belle gite turistiche di tutti i tempi: volare e ammirare dai finestrini una bellissima eruzione vulcanica!

    … è successo davvero?


    Attenti a quel tizio!

    Era una bellissima giornata di sole di una splendida vacanza con la mia famiglia, in uno dei posti più belli d’Italia: la Sardegna. Facemmo colazione, ci vestimmo, organizzammo gli zaini, preparammo una borsa con qualche panino, bevande e frutta e ci avviammo verso il porto dove ormeggiava il nostro gommone. Partimmo così per una delle nostre amate, tipiche, rilassanti, pure giornate di mare. Era bellissimo costeggiare quei panorami, cavalcare le onde delle altre barche e respirare il profumo del mare che in barca si fa più intenso; e se eri fortunato, ti capitava di vedere qualche capretta nell’arte della scalata: meraviglioso! Quando andavamo in mare, non avevamo un unico punto di riferimento dove appostarci ma sceglievamo di volta in volta e questo era il bello della libertà che eravamo tanto fortunati ad avere. Prima, però, ci fermavamo un po’ negli anfratti dove potevano accedere solo le piccole imbarcazioni, ammiravamo il posto, ci facevamo il bagno, risalivamo a bordo e ripartivamo, e facevamo questo finché non trovavamo un posto diverso in cui ci andava di sostare più a lungo, dove iniziavano lunghi bagni di sole su spiagge meravigliose, grotte e ambienti da esplorare, maschera e pinne da indossare e ore e ore sott’acqua. Un giorno, però, il tempo cambiò all’improvviso. Il cielo iniziava ad annuvolarsi, il vento iniziava a cambiare e il mare ad agitarsi perciò, in fretta e furia, insieme agli altri vacanzieri come noi, prendemmo le nostre cose e ci avviammo verso casa. Ma proprio a metà del percorso il mare iniziò ad agitarsi seriamente, le onde erano altissime e l’acqua diventò nera: quella volta, per la prima volta, ebbi paura del mare. Mancava poco per arrivare a casa quando in lontananza scorgemmo un uomo su un surf a vela che cadeva e si rialzava ripetutamente. Aveva difficoltà a tenere la sua vela ed era impossibile che stesse facendo wind surf considerando il tempo e le sue ripetute cadute. Non potevamo non soccorrerlo. Perciò, in preda ad una tempesta e allo sconforto generale ma sommersi di tanto coraggio,  lo scortammo fino a dove fummo tutti in salvo. Finalmente eravamo a “casa”.

    … è successo davvero?


    Maledetto quel polpo!

    Questa volta la storia è ambientata in Grecia e risale ad una vacanza di molti anni fa. E’ un aneddoto molto divertente e nello stesso tempo è, per me, molto importante perché ha condizionato per sempre la mia vita e il mio rapporto con i… polpi!

    Il tutto si è svolto, ovviamente, a mare, ed ero, come sempre, tutta intenta a fare snorkeling  con le mie fedelissime maschera e pinne. Quando sono in acqua non resto sempre in superficie ma mi piace fare delle immersioni per esplorare meglio il fondale e vedere cosa si nasconde sotto le rocce o tra le alghe. E fu così che in quello spettacolo meraviglioso fui attratta da una cosa vagamente rossiccia. “Ma cos’è?” Non potevo non capire di cosa si trattasse così mi avvicinai lentamente ma, nel breve tempo che girai lo sguardo, quella cosa sparì. “Mi sarò impressionata” pensai, considerando il sottofondo dorato; perciò, tranquillamente feci retro front quando mi sentii la gamba tirare e la caviglia stringersi sempre più. “AIUTOOOOO!!!” gridavo inutilmente, imponente, sott’acqua, tra le bolle e in preda al panico. Quando mi girai, vidi un polpo rossastro che mi aveva afferrata e mi tirava con forza. Non sapevo cosa fare, ero disperata, potevo annegare dalla paura e nessuno mi avrebbe vista. Fu in quel momento che il polpo si rese conto del mio terrore e decise di lasciarmi, sparendo nel nulla e forse osservandomi, sghignazzando, nuotare alla velocità di un motoscafo verso la riva. Da allora, il mio rapporto con i polpi è cessato definitivamente. E dire che non mi sono nemmeno mai piaciuti da mangiare!

    … è successo davvero?

    Bene, ora che vi ho raccontato le mie storie, sta a voi indovinare quale sia quella inventata. Io intanto voglio condividere questo gioco con alcune blogger che ho avuto il piacere di conoscere qui su WordPress:

    Ricette da coinquiline

    Silvia’s Wanderlust

    gioiellidiale

    imrobertastone

    una bionda con la valigia

    Prima di giocare, dovete lasciarmi un commento in cui mi scrivete quale, secondo voi, è la storia inventata. Le regole del gioco le trovate -> qui <- e spero che accetterete la mia sfida.

    A me questa iniziativa è piaciuta tantissimo e ringrazio A Tourist Abroad per aver ideato questo Travel Tag Challenge!

     
  • La Viandante 8:00 il 23 March 2017 Permalink | Rispondi  

    Perché non viaggio più con Trenitalia 

    Quando ero ancora un’inesperta viaggiatrice, credevo che il modo migliore per risparmiare soldi sul costo del biglietto fosse quello di viaggiare in treno. E visto che partivo quasi ogni mese, non potevo permettermi di prendere l’aereo… o almeno, così pensavo. La scelta per i miei viaggi da “pendolare” ricadde, pertanto, su Trenitalia.

    Ogni volta percorrevo quasi 1600 km tra andata e ritorno, per circa 18 ore di viaggio, sempre tra andata e ritorno (in realtà erano sempre 20 o 22 ore di viaggio, una volta perfino di più).

    Credetemi, in questo momento mi stanno frullando in testa tanti di quei pessimi ricordi che non so nemmeno da dove iniziare.

    Facciamo una piccola premessa: trovo che viaggiare sia bellissimo e credo che ogni mezzo di trasporto offra un’emozione diversa che vada assaporata intensamente perché il viaggio è fatto anche di questo: emozioni.

    Il mio problema con Trenitalia è sempre stato il principio. Il fatto di essermi ritrovata parte di un gran numero di viaggiatori paganti che si affidano ad una società nazionale teoricamente “promettente” e che si sentono trattati come semplice merce da trasporto, mi ha messo nella condizione di rinunciare a Trenitalia per i miei viaggi importanti.

    Viaggiavo sempre con l’Intercity, la cui durata stimata era di 9 ore; peccato che questa tempistica non è mai stata rispettata. Il biglietto mi costava 52,00 euro a tratta (qualcosa in più e non in meno) e molto spesso eravamo in pochi a viaggiare regolarmente – spesso mi chiedevo che lo facessi a fare il biglietto visto che molti viaggiavano senza – ma “vabbè”, io mi facevo i fatti miei.

    Erano più le volte che venivi importunata rispetto a quelle in cui potevi schiacciare tranquillamente un pisolino e, a meno che non eri sicura di aver trovato in cabina una persona onesta, potevi anche scordarti di andare in bagno; che era sempre sporco, tra l’altro. Ma onestamente, ve lo immaginate di viaggiare 9 ore e dover trattenere i vostri bisogni fisiologici perché un porcile, al confronto, sarebbe più ordinato e pulito? Non me lo dimenticherò mai: una volta, durante un mio viaggio, avevo necessità di andare in bagno e quando vi entrai lo trovai ricoperto di cacca, e quando dico “ricoperto” intendo ovunque e non solo nella tazza. Era esplosa una bomba! Letteralmente. Ve la potete immaginare la mia reazione? Con una valigia da 23 kg al seguito dovetti girarmi tutti i vagoni alla ricerca di un wc sistemato!

    Ma la cosa che mi disgustava di quei treni non era solo la pulizia: perché io dovevo pagare più di 100 euro per viaggiare e non potevo stare tranquilla? Perché non potevo essere libera di andare in bagno o di dormire qualche ora? Perché dovevo viaggiare in mezzo alla puzza di fumo di sigarette e qualcos’altro in un mezzo di trasporto pubblico? Perché zingari, venditori ambulanti e tossici dovevano sempre intimarmi di dargli dei soldi? Perché dovevo sempre stare in tensione quando mi ritrovavo in cabina da sola e mi vedevo entrare “chiunque” che voleva attaccare bottone? E poi, perché non c’erano i controlli? Perché se dovevo arrivare alle 20.45, arrivavo sempre un’ora dopo (una volta anche a mezzanotte passata)? Perché dovevo viaggiare in piena estate senza aria condizionata e su un treno che  quasi sempre all’improvviso si fermava per via di un guasto?

    Una volta il treno su cui viaggiavo si guastò, dovevo arrivare a destinazione entro le 21:00. Ovviamente si fermò ma nessuno dei viaggiatori sapeva il perché. Eravamo alla stazione di Messina e non riuscivamo a capire quale fosse il problema. “Naturalmente” non ci arrivò nessun messaggio dall’interfono ma improvvisamente qualcuno iniziò a scendere dal treno con i bagagli (erano passate le 20:00, se non ricordo male).

    “Ma perché si scende?” – Dobbiamo scendere perché il treno si è guastato e non riparte, si ferma qui.” – “Ma chi l’ha deciso che dobbiamo scendere?” – “Sono andati a chiedere alla stazione e ci hanno detto così, dobbiamo andare dove dobbiamo andare con il pullman. Sta fuori e sta partendo.” – “Ma come sta partendo? Ma quando? Ora?!” – “Si, dobbiamo andare.”

    Ora, immaginate a me con una valigia enorme e due borsoni pieni a tappo, a far finta di correre per prendere questo pullman… ovviamente rimasi sul treno, insieme a pochi altri sfigati, col cellulare scarico e senza speranza. “Vabbè”. Fortuna volle che poi il treno riprese la corsa e finalmente, ormai il giorno dopo, arrivammo a destinazione. E il povero Cristo del proprietario della struttura dove pernottavo, stava aspettando a me per darmi le chiavi della stanza!

    Quando partivo mi facevo letteralmente il segno della Croce come se stessi andando in guerra e quando arrivavo ero felice come un bambino in un negozio di giocattoli!

    Dopo l’ennesimo viaggio da dimenticare, però, dissi “Basta!“. Fu allora che iniziai ad imparare a cercare le tariffe aeree migliori e a viaggiare in modo più dignitoso. La mia salute psicofisica ancora mi sta ringraziando. E anche il portafoglio!

    Ora io non vorrei essere fraintesa, spero di essere stata chiara, ma il motivo che mi ha fatto dire “Addio Trenitalia!” è stato, come accennato all’inizio, una questione di principio: se so che sto viaggiando in un paese che purtroppo vive in condizioni particolari, allora non ho nulla da dire anzi, tanto rispetto. Ma se io sto viaggiando in un paese che si suppone essere ben industrializzato – che però ti frega i soldi in ogni modo (d’altronde questa è sempre stata la mentalità italiana) – e vittima (ancora) di un divario sociale vergognoso in cui viene penalizzato non solo il Sud Italia ma, principalmente, le isole italiane, allora le cose non mi stanno bene più.

    Pensate che quando ancora viaggiavo con Trenitalia (diversi anni fa) si diceva che i treni nelle isole sarebbero stati soppressi definitivamente.

    Ho appena  fatto una ricerca online e ho scoperto che il costo di un biglietto per l’Intercity e per la stessa tratta che percorrevo io, è aumentato! Chissà com’è la situazione di quei treni o se è sempre la stessa.

    Onestamente, tratte brevi e al costo di pochi euro con Trenitalia mi capiteranno ancora (per poco tempo il pizzico sulla pancia me lo do, anche se questo significa lavare gli indumenti col fuoco); ma per il resto, Trenitalia? No, grazie.

     
    • vitaincasa il lato rosa della vita 15:09 il 23 marzo 2017 Permalink | Rispondi

      Anch’io ho tanti di quegli episodi legati ai disservizi di Trenitalia che potrei scriverci un romanzo… Adesso a ripensarci mi viene da ridere… Ma mentre li stavo vivendo non ci trovavo proprio nulla di divertente! Vorrei raccontartene almeno uno, per riderci su insieme… Ma è difficile scegliere. Fammi pensare un momento…
      Una volta il treno stava per arrivare a destinazione, ma all’improvviso ripartì “a marcia indietro” e si fermò in una stazione (la precedente alla mia); dopo un pezzo che aspettavamo, finalmente un annuncio col microfono: “Il treno ripartirà fra 30 minuti”. Poiché viaggiavo con delle amiche, e il padre di una di loro ci stava già aspettando alla stazione prevista, a soli 10 minuti d’auto, l’abbiamo chiamato per farci venire a prendere lì dove eravamo. Raccogliamo i bagagli, scendiamo dal treno e quando il controllore ci vede ci chiede: “Ragazze, dove andate? Ora il treno riparte!”. E noi: “Abbiamo sentito l’annuncio che riparte dopo mezz’ora!”. E lui: “Ma quando abbiamo dato l’annuncio, mezz’ora era già passata!”. Roba da candid camera, no? 🙂

      Piace a 1 persona

    • La Viandante 15:13 il 23 marzo 2017 Permalink | Rispondi

      Lasciamo stare che è meglio! Quando ho scritto questo articolo ho pensato la stessa cosa tua: “Potrei scriverci un romanzo!”
      Non posso spiegare quante cose mi siano capitate, non ci voglio nemmeno pensare!

      No, mai più!

      "Mi piace"

    • ricettedacoinquiline 11:35 il 24 marzo 2017 Permalink | Rispondi

      Pensa che, adesso, per obbligare la gente a viaggiare con le loro frecce hanno alzato tutti i prezzi dei regionali e cambiato i vagoni con della roba fatiscente (giuro, tratta Benevento – Napoli sostituiti tutti i treni con quelli della linea 2 della metropolitana di Napoli, sempre gestita da loro). Vabbè i ritardi, poi… Io ormai cerco di non usarla più, dove mi è possibile, perchè fanno schifo, ogni giorno spero falliscano assieme alla Tim/Telecom (che ci è vicina)

      Piace a 1 persona

    • La Viandante 14:17 il 24 marzo 2017 Permalink | Rispondi

      Allora è per questo che sono aumentati i costi! Mi sembrava strano che un treno tanto fatiscente costasse tanto. Pensa che ho provato a fare la ricerca anche per l’Intercity notte (che allora costava 30 euro e qualcosa) e ora ci vuole il doppio dei soldi! Questi sono matti! Comunque io con la metropolitana non ho mai avuto problemi, anzi ci viaggio sempre che è un piacere (almeno ultimamente perché fino a qualche tempo fa bisognava stare con gli occhi sgranati). Non mi pare, però, che sia gestita da Trenitalia. Spero proprio di no! 😀

      "Mi piace"

c
scrivi un nuovo post
j
post successivo/commento successivo
k
post precedente/commento precedente
r
Rispondi
e
Modifica
o
mostra/nascondi commenti
t
torna a inizio pagina
l
vai all'accesso
h
mostra/nascondi aiuto
shift + esc
Annulla