Il cammino di Santiago

Non so perché ma dopo tanto tempo che non ci pensavo più, ecco che da ieri sera mi ritrovo nuovamente a riflettere, all’improvviso, sul cammino di Santiago de Compostela e sul desiderio di percorrerlo, preferibilmente da sola.

Qualcuno potrebbe prendermi per pazza o per una completa ignorante se sapesse che ho scoperto questo percorso solamente attraverso un film di Emilio Estevez, per l’appunto: Il cammino per Santiago; un film che mi ha letteralmente conquistata e che ha diviso la mia anima a metà, lacerandone una parte e scuotendone l’altra.

Quel film arrivò in un momento particolare della mia vita e non sapevo neppure di cosa si trattasse quando decisi di vederlo. Mi aspettavo uno di quei filmetti fatti male, senza un vero e proprio senso; e invece dovetti ricredermi, non tanto per il film in sè quanto per il fatto che quella sera, questo arrivò nella mia vita come una sveglia che suona all’impazzata, che ti dice “Alzati, dormigliona, è ora di andare!”

Alla fine del film mi ritrovai a riflettere, o meglio, a continuare una riflessione che era cominciata durante la produzione della pellicola. Sentii dentro di me un senso quasi di liberazione, come se il mio io avesse finalmente trovato la risposta che cercava da tempo, ossia andare alla scoperta di me stessa attraverso un vero e proprio pellegrinaggio non solo fisico ma soprattutto mentale, le cui uniche distrazioni sono la natura, i luoghi circostanti e la solitudine con cui affrontare le proprie preoccupazioni.

Ma perché il Cammino e non la classica fuga nella parte più povera dell’India, per esempio, o dell’Africa? Perché credo che sia troppo facile superare le proprie preoccupazioni a discapito di quelle degli altri piuttosto che affrontare se stessi in una più modesta “normalità”.

Le preoccupazioni le abbiamo tutti, diciamoci la verità, chi più e chi meno serie, e non necessariamente dobbiamo scappare chissà dove per venirne a capo (o non venirne mai a capo ma avere qualcosa di più angosciante a cui pensare e con cui affossarle). Molte delle mie angosce le ho affrontate nella più totale normalità della mia vita e ho scoperto che io ho una gran voglia e un gran bisogno di conoscere la parte più profonda di me, che prevede l’accettazione dei miei limiti, la conoscenza delle mie capacità e la coscienza, e la saggezza, per imparare a trarne tutti i benefici possibili: la pace interiore. Ecco perché io ho il desiderio di affrontare questo pellegrinaggio.

Ho bazzicato per vari siti e ho scoperto che i pellegrini affrontano questo cammino per svariati motivi, da quelli religiosi a quelli prettamente turistici. Ho scoperto perfino che ci sono persone che lasciano il cellulare a casa perché altrimenti non sarebbero veri pellegrini (e questa cosa mi ha fatto sorridere perché io non potrei mai separarmi dal mio smartphone). Ho scoperto che è preferibile partire allenati e che è necessario che lo zaino non superi il 10% del proprio peso corporeo. Ho scoperto che è meglio portare una cosa piuttosto che un’altra, che sono necessarie delle documentazioni, che è possibile fissare un budget giornaliero, che ci sono vari percorsi e che è possibile iniziare il cammino da dove si vuole. Ho scoperto tante altre cose, ho cercato delle guide su cui studiare e sto valutando quale acquistare. E sto valutando se partire realmente da sola o con qualcuno perché, a dirla tutta, non so se ho davvero il coraggio di affrontare un viaggio simile in solitaria, anche se sarebbe il mio sogno più grande oltre che una enorme sfida personale. Chissà se ci riuscirò, chissà quando ci riuscirò. Per ora ho solo voglia di andare e di sentirmi dire (e augurare al mio prossimo) “Buen camino”.