…è successo davvero? – Travel Tag Challenge!

Immersa nel reader di WordPress, vengo catturata da un buffo e curioso articolo del blog A Tourist Abroad che per festeggiare i suoi primi 100 seguaci ha inventato e lanciato un social game che ho trovato veramente carino e divertente, così ho voluto farlo anche io.

Si tratta di raccontare tre aneddoti personali di viaggio, uno dei quali deve però essere inventato e il lettore dovrà indovinare quale sia quello falso. E se state pensando che questa sia una trovata pubblicitaria per il blog citato sopra, siete sulla strada sbagliata visto che non ho mai scambiato una sola parola con chi lo gestisce (a parte un mio commento al quale non ho avuto replica). E dato che non sono una di quelle che “se non segui il mio blog, io non seguo il tuo” oppure “se non mi lasci un commento, io non te ne lascio uno” e così via, perché credo fermamente nella sana competizione mentre trovo superati i comportamenti da quindicenne in piena crisi esistenziale e perché, da quello che ho potuto vedere, A Tourist Abroad è un blog che lavora con passione e a me questa qualità piace, ho voluto stare al loro gioco (anche se non mi ci ha taggata nessuno). E allora, andiamo!


Occhio all’Etna!

La mia sosta in Sicilia era terminata, dovevo tornare a lavoro nella città dove vivevo allora e mi trovavo in aeroporto, a Catania, in attesa di prendere l’aereo.

Dopo una fila interminabile al check in e, di seguito, all’imbarco, finalmente ci fanno salire in aereo. I flight attendants ci accolgono sorridenti come sempre e noi passeggeri ci accomodiamo ciascuno al proprio posto; ma succede qualcosa di strano: stava passando troppo tempo e ancora non eravamo partiti. Alcuni si domandavano cosa stesse succedendo, altri guardavano continuamente l’orologio quando improvvisamente uscì il comandante, un uomo grande e grosso con barbetta e capelli riccioluti rossi che teneva tra le mani il suo cappellino. Con aria imbarazzata ci disse “Signori, ci dispiace molto ma il volo è stato soppresso a causa dell’Etna che sta eruttando.” Lo sconforto generale di noi passeggeri, che vedevamo altri velivoli partire tranquillamente, si fece sentire tanto che provammo a convincere in tutti i modi il pilota a partire perché sapevamo che l’eruzione in corso non era seria come quella dei giorni precedenti ma niente: “Signori, purtroppo abbiamo avuto queste indicazioni. Può essere pericoloso.” Nessuno poteva fermarci, volevamo tornare a casa! Perciò il comandante comunicò ulteriormente con la torre di controllo (immagino) in attesa di un cambio di programma per accontentarci. Finalmente arrivò l’ok per partire ma proprio in quel momento si alzò un passeggero: il caso volle che tra di noi viaggiatori ci fosse anche un prete che disse: “Signori, sono un prete. Visto che dobbiamo affrontare un viaggio importante e viste le condizioni di volo che ci aspettano, permettetemi di pregare affinché il nostro sia un viaggio sereno.”“Va bene, Padre!”“Fedeli, unitevi a me in preghiera.” Al termine della preghiera, apprezzata da alcuni e disprezzata da altri – presumibilmente superstiziosi -, tra gli sguardi perplessi del personale di volo e i nostri applausi/grida di entusiasmo di incoraggiamento al pilota, partimmo divertiti, felici e contenti e assistemmo ad una delle più belle gite turistiche di tutti i tempi: volare e ammirare dai finestrini una bellissima eruzione vulcanica!

… è successo davvero?


Attenti a quel tizio!

Era una bellissima giornata di sole di una splendida vacanza con la mia famiglia, in uno dei posti più belli d’Italia: la Sardegna. Facemmo colazione, ci vestimmo, organizzammo gli zaini, preparammo una borsa con qualche panino, bevande e frutta e ci avviammo verso il porto dove ormeggiava il nostro gommone. Partimmo così per una delle nostre amate, tipiche, rilassanti, pure giornate di mare. Era bellissimo costeggiare quei panorami, cavalcare le onde delle altre barche e respirare il profumo del mare che in barca si fa più intenso; e se eri fortunato, ti capitava di vedere qualche capretta nell’arte della scalata: meraviglioso! Quando andavamo in mare, non avevamo un unico punto di riferimento dove appostarci ma sceglievamo di volta in volta e questo era il bello della libertà che eravamo tanto fortunati ad avere. Prima, però, ci fermavamo un po’ negli anfratti dove potevano accedere solo le piccole imbarcazioni, ammiravamo il posto, ci facevamo il bagno, risalivamo a bordo e ripartivamo, e facevamo questo finché non trovavamo un posto diverso in cui ci andava di sostare più a lungo, dove iniziavano lunghi bagni di sole su spiagge meravigliose, grotte e ambienti da esplorare, maschera e pinne da indossare e ore e ore sott’acqua. Un giorno, però, il tempo cambiò all’improvviso. Il cielo iniziava ad annuvolarsi, il vento iniziava a cambiare e il mare ad agitarsi perciò, in fretta e furia, insieme agli altri vacanzieri come noi, prendemmo le nostre cose e ci avviammo verso casa. Ma proprio a metà del percorso il mare iniziò ad agitarsi seriamente, le onde erano altissime e l’acqua diventò nera: quella volta, per la prima volta, ebbi paura del mare. Mancava poco per arrivare a casa quando in lontananza scorgemmo un uomo su un surf a vela che cadeva e si rialzava ripetutamente. Aveva difficoltà a tenere la sua vela ed era impossibile che stesse facendo wind surf considerando il tempo e le sue ripetute cadute. Non potevamo non soccorrerlo. Perciò, in preda ad una tempesta e allo sconforto generale ma sommersi di tanto coraggio,  lo scortammo fino a dove fummo tutti in salvo. Finalmente eravamo a “casa”.

… è successo davvero?


Maledetto quel polpo!

Questa volta la storia è ambientata in Grecia e risale ad una vacanza di molti anni fa. E’ un aneddoto molto divertente e nello stesso tempo è, per me, molto importante perché ha condizionato per sempre la mia vita e il mio rapporto con i… polpi!

Il tutto si è svolto, ovviamente, a mare, ed ero, come sempre, tutta intenta a fare snorkeling  con le mie fedelissime maschera e pinne. Quando sono in acqua non resto sempre in superficie ma mi piace fare delle immersioni per esplorare meglio il fondale e vedere cosa si nasconde sotto le rocce o tra le alghe. E fu così che in quello spettacolo meraviglioso fui attratta da una cosa vagamente rossiccia. “Ma cos’è?” Non potevo non capire di cosa si trattasse così mi avvicinai lentamente ma, nel breve tempo che girai lo sguardo, quella cosa sparì. “Mi sarò impressionata” pensai, considerando il sottofondo dorato; perciò, tranquillamente feci retro front quando mi sentii la gamba tirare e la caviglia stringersi sempre più. “AIUTOOOOO!!!” gridavo inutilmente, imponente, sott’acqua, tra le bolle e in preda al panico. Quando mi girai, vidi un polpo rossastro che mi aveva afferrata e mi tirava con forza. Non sapevo cosa fare, ero disperata, potevo annegare dalla paura e nessuno mi avrebbe vista. Fu in quel momento che il polpo si rese conto del mio terrore e decise di lasciarmi, sparendo nel nulla e forse osservandomi, sghignazzando, nuotare alla velocità di un motoscafo verso la riva. Da allora, il mio rapporto con i polpi è cessato definitivamente. E dire che non mi sono nemmeno mai piaciuti da mangiare!

… è successo davvero?

Bene, ora che vi ho raccontato le mie storie, sta a voi indovinare quale sia quella inventata. Io intanto voglio condividere questo gioco con alcune blogger che ho avuto il piacere di conoscere qui su WordPress:

Ricette da coinquiline

Silvia’s Wanderlust

gioiellidiale

imrobertastone

una bionda con la valigia

Prima di giocare, dovete lasciarmi un commento in cui mi scrivete quale, secondo voi, è la storia inventata. Le regole del gioco le trovate -> qui <- e spero che accetterete la mia sfida.

A me questa iniziativa è piaciuta tantissimo e ringrazio A Tourist Abroad per aver ideato questo Travel Tag Challenge!

Con affetto,

La Viandante


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