Perché non viaggio più con Trenitalia

Quando ero ancora un’inesperta viaggiatrice, credevo che il modo migliore per risparmiare soldi sul costo del biglietto fosse quello di viaggiare in treno. E visto che partivo quasi ogni mese, non potevo permettermi di prendere l’aereo… o almeno, così pensavo. La scelta per i miei viaggi da “pendolare” ricadde, pertanto, su Trenitalia.

Ogni volta percorrevo quasi 1600 km tra andata e ritorno, per circa 18 ore di viaggio, sempre tra andata e ritorno (in realtà erano sempre 20 o 22 ore di viaggio, una volta perfino di più).

Credetemi, in questo momento mi stanno frullando in testa tanti di quei pessimi ricordi che non so nemmeno da dove iniziare.

Facciamo una piccola premessa: trovo che viaggiare sia bellissimo e credo che ogni mezzo di trasporto offra un’emozione diversa che vada assaporata intensamente perché il viaggio è fatto anche di questo: emozioni.

Il mio problema con Trenitalia è sempre stato il principio. Il fatto di essermi ritrovata parte di un gran numero di viaggiatori paganti che si affidano ad una società nazionale teoricamente “promettente” e che si sentono trattati come semplice merce da trasporto, mi ha messo nella condizione di rinunciare a Trenitalia per i miei viaggi importanti.

Viaggiavo sempre con l’Intercity, la cui durata stimata era di 9 ore; peccato che questa tempistica non è mai stata rispettata. Il biglietto mi costava 52,00 euro a tratta (qualcosa in più e non in meno) e molto spesso eravamo in pochi a viaggiare regolarmente – spesso mi chiedevo che lo facessi a fare il biglietto visto che molti viaggiavano senza – ma “vabbè”, io mi facevo i fatti miei.

Erano più le volte che venivi importunata rispetto a quelle in cui potevi schiacciare tranquillamente un pisolino e, a meno che non eri sicura di aver trovato in cabina una persona onesta, potevi anche scordarti di andare in bagno; che era sempre sporco, tra l’altro. Ma onestamente, ve lo immaginate di viaggiare 9 ore e dover trattenere i vostri bisogni fisiologici perché un porcile, al confronto, sarebbe più ordinato e pulito? Non me lo dimenticherò mai: una volta, durante un mio viaggio, avevo necessità di andare in bagno e quando vi entrai lo trovai ricoperto di cacca, e quando dico “ricoperto” intendo ovunque e non solo nella tazza. Era esplosa una bomba! Letteralmente. Ve la potete immaginare la mia reazione? Con una valigia da 23 kg al seguito dovetti girarmi tutti i vagoni alla ricerca di un wc sistemato!

Ma la cosa che mi disgustava di quei treni non era solo la pulizia: perché io dovevo pagare più di 100 euro per viaggiare e non potevo stare tranquilla? Perché non potevo essere libera di andare in bagno o di dormire qualche ora? Perché dovevo viaggiare in mezzo alla puzza di fumo di sigarette e qualcos’altro in un mezzo di trasporto pubblico? Perché zingari, venditori ambulanti e tossici dovevano sempre intimarmi di dargli dei soldi? Perché dovevo sempre stare in tensione quando mi ritrovavo in cabina da sola e mi vedevo entrare “chiunque” che voleva attaccare bottone? E poi, perché non c’erano i controlli? Perché se dovevo arrivare alle 20.45, arrivavo sempre un’ora dopo (una volta anche a mezzanotte passata)? Perché dovevo viaggiare in piena estate senza aria condizionata e su un treno che  quasi sempre all’improvviso si fermava per via di un guasto?

Una volta il treno su cui viaggiavo si guastò, dovevo arrivare a destinazione entro le 21:00. Ovviamente si fermò ma nessuno dei viaggiatori sapeva il perché. Eravamo alla stazione di Messina e non riuscivamo a capire quale fosse il problema. “Naturalmente” non ci arrivò nessun messaggio dall’interfono ma improvvisamente qualcuno iniziò a scendere dal treno con i bagagli (erano passate le 20:00, se non ricordo male).

“Ma perché si scende?” – Dobbiamo scendere perché il treno si è guastato e non riparte, si ferma qui.” – “Ma chi l’ha deciso che dobbiamo scendere?” – “Sono andati a chiedere alla stazione e ci hanno detto così, dobbiamo andare dove dobbiamo andare con il pullman. Sta fuori e sta partendo.” – “Ma come sta partendo? Ma quando? Ora?!” – “Si, dobbiamo andare.”

Ora, immaginate a me con una valigia enorme e due borsoni pieni a tappo, a far finta di correre per prendere questo pullman… ovviamente rimasi sul treno, insieme a pochi altri sfigati, col cellulare scarico e senza speranza. “Vabbè”. Fortuna volle che poi il treno riprese la corsa e finalmente, ormai il giorno dopo, arrivammo a destinazione. E il povero Cristo del proprietario della struttura dove pernottavo, stava aspettando a me per darmi le chiavi della stanza!

Quando partivo mi facevo letteralmente il segno della Croce come se stessi andando in guerra e quando arrivavo ero felice come un bambino in un negozio di giocattoli!

Dopo l’ennesimo viaggio da dimenticare, però, dissi “Basta!“. Fu allora che iniziai ad imparare a cercare le tariffe aeree migliori e a viaggiare in modo più dignitoso. La mia salute psicofisica ancora mi sta ringraziando. E anche il portafoglio!

Ora io non vorrei essere fraintesa, spero di essere stata chiara, ma il motivo che mi ha fatto dire “Addio Trenitalia!” è stato, come accennato all’inizio, una questione di principio: se so che sto viaggiando in un paese che purtroppo vive in condizioni particolari, allora non ho nulla da dire anzi, tanto rispetto. Ma se io sto viaggiando in un paese che si suppone essere ben industrializzato – che però ti frega i soldi in ogni modo (d’altronde questa è sempre stata la mentalità italiana) – e vittima (ancora) di un divario sociale vergognoso in cui viene penalizzato non solo il Sud Italia ma, principalmente, le isole italiane, allora le cose non mi stanno bene più.

Pensate che quando ancora viaggiavo con Trenitalia (diversi anni fa) si diceva che i treni nelle isole sarebbero stati soppressi definitivamente.

Ho appena  fatto una ricerca online e ho scoperto che il costo di un biglietto per l’Intercity e per la stessa tratta che percorrevo io, è aumentato! Chissà com’è la situazione di quei treni o se è sempre la stessa.

Onestamente, tratte brevi e al costo di pochi euro con Trenitalia mi capiteranno ancora (per poco tempo il pizzico sulla pancia me lo do, anche se questo significa lavare gli indumenti col fuoco); ma per il resto, Trenitalia? No, grazie.

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